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Aiutaci a tenere viva la memoria dei caduti e dei reduci della Divisione Sforzesca. Clicca sull'immagine qui sotto

Chi Siamo

Questo sito nasce con lo scopo di riunire familiari di reduci, caduti o dispersi della Divisione Sforzesca, che operò sul fronte Russo tra 1942 e 1943. L'obiettivo è quello di ricostruire le vicende di questo sfortunato reparto attraverso le storie di chi vi appartenne e, portando le mostrine biancoverdi, visse i drammatici giorni dell'estate e dell'inverno russo. Naturalmente il sito è aperto anche a chiunque voglia portare il proprio contributo su questa Divisione senza avere alcun legame familiare.

Inoltre sono ben accetti aiuti da parte di tutti voi: immagini, lettere, fogli matricolari, testimonianze dirette o indirette faranno progredire questo sito, riuscendo a ricordare e commemorare un pezzo della nostra storia, fatto di volti, nomi, storie diverse ma accumunate da una stessa esperienza. 

Da ultimo un progetto ambizioso che il sito vuole realizzare è quello di ricostruire, attraverso i nomi di chi vi appartenne, le varie compagnie e battaglioni che formavano la Divisione, scoprendo con chi il nostro familiare visse quei mesi in divisa, quale fu la loro sorte, se esistono parenti coi quali condividere ricordi o memorie. Perciò se siete a conoscenza del reparto di appartenenza del vostro familiare (solitamente la compagnia dovrebbe essere indicata sul foglio matricolare) comunicatecelo, saremo felici di poter riuscire, anche solo parzialmente, a realizzare questa lista.

Si ricorda che questo non è un sito ufficiale del Ministro della Difesa o di Associazioni d'Arma, ciò che si fa è a livello assolutamente amatoriale e le informazioni, la maggior parte almeno, sono tratte da altre fonti. Perciò l'aiuto che possiamo dare a chi è alla ricerca di notizie più approfondite è molto limitato, essendoci organi preposti ai quali vi consigliamo di rivolgervi.

Infine si perdonino gli errori che certamente ci saranno, le dimenticanze, le imprecisioni, ci aiuterete molto nel farceli notare.

Grazie, 

Andrea Riva