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Divisione di Fanteria "Sforzesca"

Storia

 

La Divisione “Sforzesca” è erede diretta della Brigata di fanteria “Umbria”, creata nel 1861 e così denominata a seguito dell’annessione di quella regione al Regno d’Italia. I due reggimenti che la costituivano, il 53° ed il 54°, videro la luce in Palermo con battaglioni ceduti dal 1°, 2° e 5° reggimento per il 53°, e dal 6°, 25° e 26° reggimento per il 54°.

La prima campagna a cui i reparti presero parte fu quella del 1866 per la liberazione del Veneto, anche se in quell’occasione la Brigata Umbria, incorporata nella 10^ Divisione, rimase di riserva durante tutti gli scontri.

Firmato l’armistizio con l’Austria i reggimenti furono in fretta dirottati in Sicilia dove nel frattempo era scoppiata, a Palermo e dintorni, una sollevazione popolare nata da diversi componenti (alle richieste di migliori condizioni di vita si affiancarono borbonici, repubblicani e, persino, delinquenti comuni). I due reggimenti sostennero duri scontri con gli insorti per la difesa del municipio e dei principali edifici pubblici.

Ma non furono solo i fatti d’armi a segnare i primi anni di vita dei reparti, che concorsero sempre dove ce ne fu necessità in aiuto alla popolazione civile. Esempio ne furono l’intervento a favore dei siciliani durante l’epidemia di colera del 1867 e nel ferrarese durante l’alluvione del Po nel 1879.

Quando l’Italia intraprese l’avventura coloniale il 53° ed il 54° non vi presero parte direttamente ma fornirono ufficiali e soldati per la formazione di reparti che operarono sia nel Corno d’Africa (1895-1896) sia in Libia (1911-1912).

Alla vigilia della Prima Guerra Mondiale i due reggimenti, dopo diversi trasferimenti di sede, si trovavano acquartierati a Vercelli (53°) e Ivrea (54°) e da lì partirono alla volta del fronte che raggiunsero a fine maggio nella zona del Cadore come parte della 2^ Divisione. Nei mesi successivi il Monte Piana diventa la terra di scontro della Brigata “Umbria” con assalti, contrassalti e lavoro di pattuglie che, anche nel rigido periodo invernale, non mancano di molestare l’attività austriaca.

Nell’ottobre del 1917 a seguito dell’offensiva nemica i due reggimenti, che pure avevano eroicamente resistito per più giorni sulle proprie posizioni, sono costretti a ripiegare a causa del crollo del settore di Caporetto che li aveva esposti al rischio di aggiramento. Riposizionati nella zona di Nervesa stroncano, nel dicembre dello stesso anno, gli ultimi tentativi austriaci di sfondare la linea del Piave.

Durante il 1918 la Brigata partecipa alla battaglia del Solstizio nella zona del Monfenera (settore Monte Grappa) difendendo con successo la linea affidata. Passata in seconda schiera segue i reparti avanzanti durante la battaglia di Vittorio Veneto trovandosi, al momento dell’armistizio, nei pressi di Valdobbiadene rimanendo fino a fine 1919 in territorio d’occupazione.

La Campagna d’Africa del 1935-36 vede ancora una volta coinvolti soldati e ufficiali trasferiti in altri reparti.

Nel frattempo, a seguito delle riforme dell’esercito, la Brigata “Umbria” si trasforma dapprima nella II Brigata di Fanteria e successivamente nella 2^ Divisione di Novara che, nel 1935, prende il nome di “Sforzesca”, in onore della frazione di Vigevano dove il 21 marzo 1849 le truppe piemontesi ottennero una delicata vittoria contro gli austriaci.

La Divisione negli anni ’20 vide aumentare i propri organici con l’inserimento del 68° Reggimento fanteria, la cui permanenza durò pochi anni terminando definitivamente nel 1939 con l’adozione definitiva del modello binario (due reggimenti di fanteria per ogni divisione).

Della “Sforzesca” fa parte anche il 17° Reggimento Artiglieria, creato a Novara nel 1888, che durante la Grande Guerra aveva accompagnato i fanti dell’”Umbria” nella 2^ Divisione.

Nel 1939 le truppe erano acquartierate tra Biella (53°) e Novara (54° e 17°).

Allo scoppio delle ostilità del 1940 la “Sforzesca” si trovava inquadrata nel IV Corpo d’Armata nella zona di Sestriere da dove, il 20 giugno, attacca le posizioni francesi del Monginevro sviluppando l’offensiva in direzione del forte dello Janus. Il giorno 24 la Divisione è sostituta e inviata nelle retrovie.

Dopo un periodo di riposo la Divisione, a cui viene aggiunta la 30^ Legione CC.NN., è mobilitata per il fronte greco-albanese. A fine gennaio del ‘41 le truppe vengono traghettate da Brindisi a Valona e nei giorni successivi è subito inviata in linea sullo Scindeli per arrestare l’avanzata greca che aveva mandato in rotta altri reparti italiani. La “Sforzesca” resiste non senza difficoltà ai reiterati attacchi portati dalla Divisione “Cretese”, una delle unità scelte dell’esercito ellenico. Successivamente, passata all’offensiva, avanza in territorio greco fino alla fine delle ostilità nell’aprile 1941. Rientra in Italia nel luglio dello stesso anno.

Nel periodo successivo la “Sforzesca” è tra le divisioni scelte per creare l’ARM.I.R. (Armata Italiana in Russia) con l’obiettivo di rinforzare i reparti del C.S.I.R. che già partecipano alle operazioni sul fronte orientale.

Per far fronte al nuovo scenario bellico vengono apportate alcune modifiche nell’impianto della Divisione. Ai vecchi pezzi del 17° Artiglieria, ancora someggiati, vengono sostituiti gruppi motorizzati. Inoltre sono raddoppiate le capacità controcarro con l’aggiunta di una nuova compagnia, la 121^, formata da granatieri di Sardegna.

Dopo un periodo di approntamento ed esercitazioni la Divisione parte dalle proprie guarnigioni nell’ultima decade di giugno, inquadrata nel II Corpo d’Armata. Dopo un viaggio di circa due settimane in ferrovia inizia una marcia a piedi che la porta, a metà luglio, al battesimo del fuoco nella zona di Krasniy Luch a sostengo delle truppe del XXXV Corpo d’Armata (il “vecchio” C.S.I.R.). Le truppe sovietiche in ritirata vengono inseguite per centinaia di chilometri nella steppa, tra marce a piedi e trasferimenti in autocarro.

Alla metà di agosto la “Sforzesca” viene portata in linea sul fiume Don, lungo un fronte di circa 30 km. Le truppe russe però non lasciano il tempo di approntare le necessarie misure difensiva che, nella notte tra 17 e 18 agosto, portano un piccolo attacco per saggiarne la consistenza e, due giorni dopo, un’offensiva di grandi dimensioni investe l’intero settore divisionale. I giorni 20 e 21 agosto vedono le truppe della Divisione, più altri reparti dati nel frattempo di rinforzo, sostenere gli attacchi di due divisione sovietiche. La situazione precipita ed è necessario un ripiegamento su due capisaldi, Yagodniy e Chebotarevskiy, il primo dei quali resiste mentre il secondo viene travolto il 25 agosto. A seguito degli scontri alla “Sforzesca” viene dato l’ingeneroso soprannome di “cikaj” (“scappa” nella lingua locale”), ingeneroso soprattutto per l’altissimo numero di morti patiti e per l’oggettiva impossibilità di far fronte ad un numero così elevato di nemici (sei reggimenti di fanteria contro due).

A metà ottobre l’intera Divisione viene trasferita più a nord, sempre in linea sul Don, rilevando le posizioni che erano tenute dalla “Pasubio”. Qui raggiunsero il fronte i complementi, partiti nel settembre dall’Italia per ripianare le perdite dell’agosto.

Fino a metà dicembre proseguono i lavori di rafforzamento della linea, con la costruzione di trincee avanzate e fossi anticarro in posizioni arretrate. Ma quando si scatena l’offensiva sovietica (operazione Piccolo Saturno) i reparti sono costretti a ripiegare per svincolarsi dalla morsa delle truppe corazzate russe. Le condizioni climatiche estreme (temperature fino a –30°) unite alla crisi logistica in questa fase (carenza di cibo, munizioni, carburante) trasformano in un’odissea questo movimento. Giunti sul fiume Chir, una ventina di km dietro di Don, le fanterie della Sforzesca sono bloccate con l’ordine di costituire una nuova quanto inutile linea difensiva. Quando il giorno dopo l’ordine viene revocato ormai i carri sovietici hanno circondato le truppe e solo una piccola parte di essere riesce a rompere l’accerchiamento. Negli stessi giorni gli altri reparti (artiglieria e servizi) sono anch’essi impegnati a difendersi da puntate di truppe russe. Anche qui molte sono le perdite tra caduti e prigionieri. Tuttavia la “Sforzesca” è ancora una delle poche divisioni in grado di garantire un minimo di capacità organizzativa e ad essa si appoggiano, oltre ai pochi superstiti dei reparti dipendenti, altre aliquote fra cui il 6° Bersaglieri e resti mischiati della “Pasubio” e della “Torino”. La colonna, conosciuta anche come “colonna sud” o “Carloni” dal nome del colonnello del 6° Bersaglieri, punta con un percorso a zig zag verso una linea arretrata costruita dai tedeschi che viene raggiunta solo a fine dicembre.

Da qui le truppe sono spostate nelle retrovie: i feriti e i congelati sgomberati negli ospedali, quanti ancora in grado di combattere vengono trasferiti nella Divisione “Ravenna” che si ipotizzava potesse essere ancora reimpiegata. La “Sforzesca” ormai ridotta a pochi uomini dei comandi rientra in Patria con le proprie bandiere nel marzo del 1943 venendo poi sciolta nel mese successivo.

Nel luglio dello stesso 1943 viene ufficialmente ricostituita prendendo vita per trasformazione della Divisione “Novara” (153° e 154° reggimento) con sede a Divaccia San Canziano (Slovenia, non lontano da Trieste). E’ in queste zone tra Trieste, Pola e Fiume che la divisione è frazionata quando giunge notizia dell’Armistizio di Cassibile, l’8 settembre. Già il giorno 9 la gran parte della truppa era stata catturata dai tedeschi o si era dispersa abbandonando armi e divise, segnando formalmente lo scioglimento della Divisione.